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Storia dell'aerografo
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Circa 35.000 anni fa, attraverso una canna, un uomo della cultura aurignaciana (paleolitico superiore) soffiò una polvere rosso-ocra sulle pareti della sua caverna. Uno degli esempipiù antichi, immagine ricorrente nelle grotte di Lascaux e di Pech-Merle (Francia), è il contorno di una mano. Non si può parlare di una continuità di quest'arte: la ritroviamo in Giappone intorno al diciasettesimo secoo, ma solo nel diciannovesimo diventerà un fatto di rilievo in Occidente. Non si sa con precisione quando l'aerografo fece la sua comparsa; probabilmente poco prima del 1893, anno in cui Charles L. Burdick lo brevettò in Inghilterra e impiantò una piccola industria a Clerkenwell Green, vicino a Londra. Buldrick era americano e inventò l'aerografo negli Stati Uniti poco prima di attraversare l'Atlantico per fondare la sua Fountain Brush Company. Ma esiste un brevetto USA del 1888 che sembra riguardare una cassetta per aerografo: di qui i dubbi sulla vera data d'origine.
Budrick era acquarellista e sembra che abbia inventato l'aerografo mentre era alla ricerca di un sistema per sovrapporre una tinta all'acquarello sopra un'altra, senza guastare il colore sottostante. Il dispositivo da lui ideato rispondeva perfettamente a questa esigenza.
All'inizio del XX secolo apparvero i primi serbatoi per il colore smontabili: piccoli serbatoi a coppa senza coperchio montati sopra il corpo dell'aerografo e grandi serbatoi, anch'essi montati sopra il corpo.

All'origine l'aerografo fu usato per il ritocco fotografico e per la grafica commerciale e pubblicitaria a esso legata; ma il fiorire della civiltà di massa, sviluppatasi soprattutto con la pubblicità, vide un passaggio sostanziale dello strumento dal settore pubblicitario a quello artistico. Oggi l'aerografo è considerato a tutti gli effetti uno strumento d'arte, anche se la sua accettazione è stata più lenta in certi ambienti. Le accuse consistevano non tanto nel fatto che lavori di alta qualità siano realizzabili o meno con l'aerografo; le obiezioni erano soprattutto teoriche: che il mezzo, in quanto usato meccanicamente, risulta inespressivo, l'artista non direttamente a contatto con a tela.
 
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