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Otzi - il tatuaggio neolitico |
Otzi rappresenta la testimonianza concreta più antica della cultura dei tatuaggi: presenta tatuaggi a forma di linee e croci sulla spina dorsale, sul polpaccio e sulle ginocchia. Le radiografie dello scheletro hanno dimostrato che Otzi soffriva di artrite, proprio nei punti tatuati. Molti scienziati ritengono pertanto che questi tatuaggi siano stati eseguiti a scopo medico-naturalistico, quasi come una sorta di agopuntura, duratura ed evidente.
Nel 1998 l'archeologo Julian Siggers e il canadese Daemon Rowanchilde, specialista di tatuaggi tribali, hanno provato, con diversi tipi di materiali, a svelare il mistero dei tatuaggi. Rowanchilde possedeva utensili fatti con osso di mucca, corna di caribù e pietra focaia, ma solo l'utensile in osso aveva dato risultati attendibili, poiché solo questo riusciva a impregnarsi di pigmento colorato e a trasferirlo sulla pelle. Con questo osso di mucca acuminato Rowanchilde eseguì sulla scapola dell'archeologo un "tatuaggio ben definito e raffinato". Si può supporre che Otzi possedesse un osso di mammifero affilato, la cui punta era tinta di nero.
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