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Tatuaggio e Giappone |
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Il tatuaggio è stato praticato in Giappone fin da tempi antichissimi con stili e finalità diverse. Nel periodo feudale il tatuaggio era un marchio d'infamia inflitto come punizione ai condannati che venivano marchiati con un cerchio nero intorno al braccio per ogni reato commesso e, se i reati commessi erano particolarmente gravi,i criminali venivano tatuati anche sulla faccia. Tatuaggi erano anche praticati ai soldati come segno di riconoscimento.
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Tatuaggio religioso e Santuario di Loreto |
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Gli abitanti dell'Appennino Marchigiano avevano l'uso di tatuarsi, soprattutto gli uomini, sull'avambraccio vicino ai polsi. Fino a poche decine di anni fa era facile vedere, nei campi, contadini con le maniche rimboccate da cui spuntavano tatuaggio bluastri: una figura, un motto, una croce, i simboli della Passione con il sole e la luna e dello Spirito Santo, uno o due cuori trafitti, talvolta inseriti sotto una croce piantata su un globo, una stellina e così via.
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Tatuaggio ed Europa |
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In Europa il tatuaggio era stato vietato dalla Chiesa Cattolica fin dal 787 d.c.(da Papa Adriano I, nel concilio ecumenico di Nicea) ed era rimasto relegato ad alcuni santuari, dove i frati stessi, nonostante il veto papale, tatuavano croci o semplici segni ai fedeli come testimonianza del loro pellegrinaggio, e agli artigiani, che in quasi tutta Europa perpetuavano la tradizione di tatuarsi il simbolo del loro mestiere.
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Storia dell'aerografo |
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Non si sa con precisione quando l'aerografo fece la sua comparsa. Probabilmente poco prima del 1893, anno in cui Charles L. Burdick (nella foto) lo brevettò in Inghilterra e impiantò una piccola industria vicino a Londra. Burdrick era americano e inventò l'aerografo negli Stati Uniti poco prima di attraversare l'Atlantico per fondare la sua Fountain Brush Company...
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Tatuaggio e Birmania |
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Il tatuaggio in Birmania ha origini antichissime e non del tutto chiare. Il primo a scriverne fu il veneziano Nicolò De Conti, nel 1435, a cui poi seguirono l'inglese Ralph Fitch (1586) e Padre Sangermano, missionario in Birmania dal 1783 al 1806. Tutti raccontarono con vivo interesse la curiosa usanza dei birmani di tatuarsi le cosce provocandosi delle ferite sulla pelle e riempiendole con il succo di una certa pianta simile ad una tintura nera.
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