Tutti i Maori di alto rango erano tatuati e quelli che non lo erano venivano considerati persone prive di uno stato sociale. Allo stesso modo, il "moko" rendeva i guerrieri attraenti agli occhi delle donne.
Il tatuaggio cominciava con l'arrivo della pubertà, accompagnato da moltissimi riti e cerimonie rituali.
Lo strumento utilizzato per tatuare era uno scalpello in osso, sia con il bordo seghettato, sia con il bordo piatto e molto affilato. La prima operazione del tatuaggio consisteva nel fare profonde incisioni nella pelle. Quindi si intingeva lo scalpello in un pigmento ricavato dalla fuliggine della gomma bruciata dell'albero indigeno della gomma, il Kauri (una grande conifera che cresce nelle foreste del Nord). Il tatuatore a questo punto iniziava a picchiettare la pelle con il pigmento. Quest'operazione era estremamente dolorosa e lunga; spesso venivano poste delle foglie dell'albero indigeno Karaka sulle incisioni del tatuaggio per accelerarne la guarigione.
Le guerre erano frequenti e pertanto i guerrieri avevano poco tempo per recuperare. Durante il periodo di guarigione spesso era impossibile mangiare a causa dei gonfiori del viso. Per riuscirci si beveva del cibo liquido tramite un imbuto, questo fino a che il guerriero non ricominciava ad alimentarsi normalmente.
Prima che si cominciassero a praticare i tatuaggi su tutto il viso, i guerrieri del nord di Auckland si facevano dei tatuaggi a spirale sui glutei e sulle ginocchia.
Le donne erano meno tatuate; avevano le labbra sottolineate, generalmente di blu scuro, anche il mento era tatuato e a volte delle linee decoravano le guance e la fronte.
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