Il mare sulla pelle

mare_delfino_a.jpgSimbologie tra le onde e le sue creature: pesci, delfini, conchiglie e sirene.


mare_tattoo.jpgIl pesce: passione e distacco

I pesci abitano il mondo dell’acqua che per la psicologia del profondo simboleggia l’inconscio e rappresentano quindi i contenuti "viventi" situati nello strato profondo della personalità.
In molte religioni antiche i pesci sono associati a divinità dell’amore e della fertilità naturale.
Ma il pesce è contemporaneamente un animale "a sangue freddo" ossia un animale che "non è dominato dall’impeto delle passioni".

Pesce: simbolo segreto

Il termine greco che corrisponde a pesce Ichthys è considerato un acronimo, ossia un vocabolo composto dalle lettere iniziali delle seguenti parole: Iesous Christos Theou Hyios Soter (che significano Gesù Cristo, Figlio di Dio Salvatore); il simbolo del pesce divenne così il segno segreto grazie a cui i Cristiani si riconoscevano tra i pagani, che erano loro ostili.
Il simbolo del pesce fa spesso la sua comparsa nel mondo protocristiano fino al termine del IV secolo. Può darsi che alla simbolica cristiana dei pesci abbiano concorso innanzi tutto il bagno del fonte battesimale e la conseguente metafora degli Apostoli come pesci in forma umana.

Pesce portafortuna

Nelle civiltà mediterranee il pesce era anche un simbolo della fortuna, e lo è ancora oggi negli usi legati alle feste di capodanno.
Nell’antico Egitto i pesci erano un cibo proibito alle persone che avevano un ruolo sacro ( re, sacerdoti) mentre al contrario il popolo se ne nutriva.  In Giappone il pesce ( sakana) è uno degli alimenti base della popolazione; viene mangiato crudo ( sashimi) cotto oppure arrostito nell’olio. Occorre inoltre ricordare che alcuni pesci sono simboli tradizionali: la carpa, per esempio, poiché può vincere le correnti contrarie e le cascate, è la quintessenza del coraggio, della resistenza e della perseveranza.

Il delfino fra le divinità

Il delfino è un mammifero intelligente e benevolo verso l’uomo che ha attratto l’attenzione dei popoli mediterranei. Si narra che un delfino salvasse da un naufragio il cantore greco Arione portandolo in salvo fino a riva. Secondo un’antica leggenda, Apollo prese sembianze di un delfino per condurre i Cretesi a Delfi, dove essi edificarono un tempio in suo onore. Il nome di "Apollo Delfinio" (Signore dei Delfini) può significare che nei territori minoici Apollo veniva venerato sotto le spoglie simboliche di un delfino che era peraltro attributo del dio del mare Poseidone. Un delfino avrebbe inoltre favorito le nozze tra il dio e la sua sposa Anfitrite. Visto che anche il cavallo era attributo di Poseidone (le onde del mare furono paragonate a  cavalli marini; Poseidone avrebbe creato il primo cavallo di roccia e si sarebbe talora trasformato in uno stallone) sulle piste per le corse dei cavalli venivano poste delle figure a forma di delfino,  a indicare il numero dei giri percorsi. Dioniso dio dell’ebbrezza, avrebbe trasformato in delfini alcuni predoni del mare. Anche Afrodite (Venere) nata dal mare, viene spesso rappresentata insieme a delfini.

Il delfino traghettatore di anime

Nell’arte sepolcrale etrusca i delfini sono raffigurati come traghettatori delle anime dei morti alle Isole dei Beati e fu solo in epoca più tarda si affermò un modo cupo di rappresentare l’aldilà.

Il delfino simbolo reale

Nell’araldica, il delfino viene riprodotto come focena squamata, per esempio nello stemma dei Dauphinè. Gli eredi al trono di Francia infatti avevano nel loro stemma personale dei delfini (e venivano detti dauphins).

La conchiglia simbolo di vita e fertilità

La conchiglia è idealmente collegata agli organi della nascita (perla), e particolarmente alla vulva (il latino concha significa entrambe le cose). Certamente nell’antichità erano ben noti singoli tipi di conchiglie (Ostrea, ostrica; Pecten, pellegrina; Teredo, teredine).  Nell’antica iconografia indiana, il dio Vishnu porta una conchiglia, simbolo dell’oceano e del primo alito vitale. Già negli affreschi di Pompei, e più tardi nei dipinti di Botticelli e di Tiziano, la nascita di Venere ( Afrodite) dalla schiuma del mare, viene rappresentata con la dea che esce dalle valve di una conchiglia. Come creatura acquatica la conchiglia collega il simbolismo sessuale al concetto di procreazione e fertilità, dividendo l’attributo della dea dell’amore.

La conchiglia dalla vita alla morte

Il simbolismo cristiano ebbe un atteggiamento diverso  e considerò il guscio della conchiglia come immagine della tomba che racchiude l’uomo dopo la  morte, prima della resurrezione.

La sirena e il suo inganno

Avete scelto di tatuarvi con l’immagine di una sirena. Sappiate allora che nei secoli la figura della sirena ha subìto cambiamenti graduali, da simbolo dell’inganno mortale, a semplice frutto della fantasia di marinai, che raccontavano di averle incontrate, dopo l’essere rimasti troppo a lungo in mare e di aver così perduto il senno.

La sirena simbolo di mistero e sensualità

Le segnalazioni di avvistamenti sono proseguite fin quasi ai tempi nostri, mentre la figura della sirena si è trasformata in un simbolo di donna misteriosa, dotata di fascino magnetico, capace di risvegliare fantasie, spesso raffigurata con connotati sexy, quasi un simbolo erotico.

La sirena: razionalità e istinto

Oppure, come nella favola di Andersen, il simbolo dell’eterna lotta tra razionalità e istinto nel cammino dell’evoluzione spirituale: la conquista di un’anima che fa diventare umani e la perdita della coda, simbolo animale, con la conseguente rinuncia all’ambiente e alla condizione originaria.

Sirene: ingannarle per non essere ingannati. 

Il mito delle sirene risale alla civiltà greca. Il più noto riferimento a questi esseri misteriosi è quello tratto dall’Odissea, quando la maga Circe avverte Ulisse del pericolo che le sirene rappresentano con il loro canto ammaliatore e gli suggerisce di tappare le orecchie dei marinai con della cera. Ulisse, se vuole ascoltare questo canto, deve farsi legare saldamente all’albero della nave, ordinando ai marinai di non slegarlo, qualsiasi cosa egli dica o ordini loro. Con questo trucco, Ulisse può sentire il canto, pur scampando il pericolo.
Meno noto, l’incontro di Giasone e degli Argonauti con le sirene, di cui ci narra Apollonio Rodio nelle  ‘Argonautiche’. In questo caso fu Orfeo a salvare i marinai dal canto delle sirene, suonando a sua volta in maniera così melodiosa che gli uomini ascoltarono lui e ignorarono le sirene che, deluse e umiliate, si suicidarono gettandosi da una rupe.

Le sirene nel mondo

Ma il mito delle sirene non si limita al bacino mediterraneo: è presente anche nelle mitologie scandinave, irlandesi e inglesi, tedesche, russe e in quelle del medio oriente e dei paesi asiatici. Spesso alla figura femminile si aggiungono anche figure maschili, come Tritone, figlio di Nettuno, nella mitologia greca, Ningyo in Giappone e Vatea, il ‘creatore’, in Polinesia.

Sirene: dall’inganno alla pazzia

Le origini del mito delle sirene sono oscure e discordanti.  Curioso è invece il fatto che in origine esse avessero corpo d’uccello dai lunghi artigli, con grossi seni e volto di donna. Le sirene erano dunque considerate esseri malevoli, portatrici di disgrazie e rappresentavano il binomio ‘inganno-morte’, con il loro canto ammaliatore che attirava le navi sottocosta, verso scogli nascosti, per farle naufragare. Per alcuni le sirene erano reincarnazioni di spiriti respinti dall’Aldilà, esseri assetati di sangue che si cibavano dei marinai che riuscivano a nuotare fino a loro, senza affogare. Il loro canto soggiogava chiunque lo udisse, che ritornava però in pieno possesso delle proprie facoltà mentali, una volta allontanatosi sufficientemente da non udire più il loro canto. Una forma, insomma, di follia temporanea.