Il segreto dei fiori parte 1

Chi si tatua un fiore lo sceglie spesso per la bellezza in sé, ma ogni fiore ha una storia tutta sua da raccontare che va ben oltre il suo profumo, la bellezza e i colori.

Tutti i fiori in generale simboleggiano le virtù dell’anima e ciascuno di essi ha un significato simbolico suo proprio, ricco di profondità, mistero e leggende.

Nella foto a sinistra: tatuaggio con peonie, l’artista è Andrea Gallinini dello studio Manao Tupapao Tattoo (Modena).


In questo articolo esploriamo i tre fiori più tatuati (oltre alla rosa): l’ibisco, simbolo di bellezza e gioventù, il crisantemo o fiore d’oro e la peonia che guarisce da ogni dolore.

Ibisco, bellezza che fugge
L’Hibiscus è una pianta dai fiori delicati e coloratissimi che però hanno una durata molto breve, di solito un giorno. Perciò è il simbolo dell’avvenenza in genere e della bellezza fugace, come quella delle donne giovani. In Polinesia le ragazze usano adornarsi i capelli con fiori di ibisco; i ragazzi, invece, usano infilare un fiore d’ibisco sull’orecchio destro, se sono fidanzati, e sull’orecchio sinistro se sono “liberi”. L’ibisco è un soggetto tattoo privilegiato, vuoi per il fascino delle ragazze di Tahiti, vuoi per il successo che il tatuaggio polinesiano sta riscuotendo in Occidente. Il fiore di ibisco si tatua prevalentemente in stile realistico e con colori molto accesi.

Crisantemo, fiore d’oro
Il nome Chrysanthemum vuol dire fiore d’oro (dal greco khrysos = oro + anthemom = fiore). In Oriente e in alcuni Paesi del nord Europa è simbolo di gioia, vitalità e pace; in Sicilia un tempo si credeva che i crisantemi tenessero lontane le streghe e tenerne qualche fiore in casa era di buon auspicio. Fiore autunnale per eccellenza, da noi è conosciuto come il fiore dei morti e perciò ha assunto connotati negativi e tristi, collegati al lutto. Il suo significato simbolico più profondo, però, è che rappresenta l’immortalità dell’anima, ecco perché per tradizione si dona questo fiore ai morti nel giorno a loro dedicato. Il crisantemo si è “riabilitato” grazie ai tatuaggi giapponesi, dove è un soggetto privilegiato in lavori grandi e splendidi, ricchi di dettagli.

Peonia, nessun dolore
In antichità si credeva che la peonia guarisse dalla pazzia e dal dolore. I miti greci narrano di come il dio Peone (il medico degli dèi) venne tramutato in fiore, una peonia appunto, dopo aver liberato la dea Latona dai dolori del parto. In Cina e in Giappone questo fiore (in questo caso si tratta delle peonie cinesi, molto più grandi di quelle europee) era dedicato agli imperatori, i soli che potevano coltivarlo e coglierlo. Con il crisantemo e il fiore di ciliegio, la peonia è un soggetto classico del tatuaggio giapponese.

Girasole, anima felice
Detto anche elianto (Helianthus il nome scientifico) da Helios, il nome greco del sole. Poiché durante le ore della giornata gira la corolla volgendosi verso il sole, il girasole simboleggia beatitudine e riconoscenza verso l’astro che gli permette di vivere.
La pianta più conosciuta è originaria delle Americhe, dove veniva coltivata già mille anni prima di Cristo. Nel 1500 il condottiero Francisco Pizarro scoprì che gli Incas consideravano il girasole l’immagine del loro dio del sole, e portò in Spagna sia semi che riproduzioni in oro del fiore. Il concetto di girasole esisteva, però, già molto tempo prima che l’Helianthus degli Incas venisse portato in Europa. Nella mitologia greca si racconta di come una fanciulla di nome Clizia si fosse innamorata di Apollo, dio del sole e non facesse altro che guardare rapita il suo carro volare in cielo. Clizia venne trasformata in un girasole, anche se il mito si riferisce più propriamente all’eliotropio, altra pianta che deriva il suo nome da Helios.

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